Sabaudia, un’intuizione tra il verde e il blu

Sabaudia, un’intuizione tra il verde e il blu
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L’idea di Cencelli

La prima immagine che viene alla mente avvicinandosi a Sabaudia, una volta abbandonato il lungo rettilineo che taglia la fitta selva, ovvero quello che resta dell’antica foresta pontina, è la visione di una macchia bianca che emerge in una distesa verde, nata dall’immaginazione di un pioniere e fautore della bonifica della pianura pontina: Valentino Orsolini Cencelli. Forse egli non aveva in mente l’architettura con la quale dovesse sorgere questa città, o poteva intuirla, ma sicuramente è a lui che si deve la scelta del luogo. Un’intuizione che lo portò, dopo varie esplorazioni nei boschi, ad individuare una breve altura del terreno, e a scorgere in quel luogo, nelle cui vicinanze vi era un lago e il mare, quella che divenne la futura città di Sabaudia. Questa non sarebbe diventata solo un appendice di Littoria, o un ulteriore centro di raccolta dei borghi agricoli, ma doveva, con il tempo, anche assumere una veste turistica legata al mare.
Dopo la scelta del Cencelli si avviarono alacremente i lavori, e la nuova città inaugurata nel 1933 venne corredata da edifici utili all’accoglienza delle famiglie e allo svolgimento delle attività pratiche della collettività. Vennero coinvolti nella progettazione i giovani architetti che, identificati sotto l’acronimo M.I.A.R. ed influenzati dalle nuove correnti razionaliste, trasformarono le loro idee in spazi geometrici concreti che ancora oggi si possono ammirare nella città.

Un percorso di suggestioni tra antico e moderno. Dal Rinascimento alle visioni del Razionalismo

Le bianche architetture volumetriche funzionalmente disposte lungo i principali assi viari, Corso Vittorio Emanuele II e Corso Vittorio Emanuele III e la Piazza del Comune, restano impresse nell’immaginario di chi si trova a passeggiare lungo i portici che costeggiano la piazza con la Torre civica e il Palazzo comunale sede del centro politico cittadino. A poca distanza, sempre restando nello spazio della piazza, si scorge la chiesa: altro elemento fondante della città.
Benché rispecchi le linee essenziali degli altri edifici, il Palazzetto delle poste realizzato da Angiolo Mazzoni, uno degli architetti del gruppo, emerge rispetto alle architetture bianche per una scelta coloristica diversa con cui è rivestito l’edificio, il blu, che richiama il mare, il blu che richiama la famiglia Sabauda dei Savoia di cui la città porta il nome evocativo. Il razionalismo si nota in tutti gli edifici che costituiscono ancora la facies di Sabaudia e che la contraddistingue rendendola unica tra le varie cittadine che si affacciano sulla costa pontina. Un percorso nella città di Sabaudia, moderno e antico nello stesso tempo, che sottopone il visitatore a numerose suggestioni antiche con echi di un architettura rinascimentale traghettata nelle visioni razionaliste e quindi moderne dell’architettura nata nel contesto dell’imperante regime fascista.

Anna Maria Ferraioli