Santa Francesca Romana, una moderna santità al femminile

Santa Francesca Romana, una moderna santità al femminile
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Le origini ed il suo percorso

Ripercorrendo i momenti più significativi della vita e della spiritualità di Santa Francesca Romana colpisce quanto la sua figura ben si presti ad una rilettura in chiave moderna di dedizione e sacrificio tutti al femminile.
Vissuta in uno dei momenti più drammatici della storia di Roma, in una città dilaniata dalle occupazioni di Ladislao di Durazzo, re di Napoli, che tra il 1404 e il 1410 la occupò e la mise a ferro e a fuoco per ben tre volte; e della chiesa che certo non godeva di migliore fortuna alle prese con lo Scisma d’Occidente (1378-1449), quando alla crisi del pontificato si accompagna l’affermarsi dello spirito laico. Francesca, proveniente da un’agiata famiglia originaria di Anagni, diventa “luxmatutina in medionebulae”: con la sua vita spesa all’insegna dell’umiltà e della dedizione familiare e sociale diventa il simbolo di una renovatio spirituale ed assurge alla dignità di protettrice di Roma.  Data in sposa dalla famiglia all’età di 12 anni a Lorenzo Ponziani, Francesca Romana vivrà in prima persona il dramma delle lotte romane che non la risparmieranno nei suoi più cari affetti familiari: il marito fu colpito e restò infermo fino alla fine dei suoi giorni; il figlio Battista preso in ostaggio; la casa saccheggiata ed i beni di famiglia confiscati. Ma è quello che vede intorno a sé a segnarne in maniera indelebile l’animo: la città era in preda alla carestia ed alla peste e Francesca distribuisce ai poveri tutti i suoi averi e presta assistenza negli ospedali. La famiglia Ponziani godeva infatti di una discreta fortuna economica che poggiava essenzialmente sulla loro attività di imprenditoria agricola, erano allevatori di bestiame e proprietari di beni fondiari.

La svolta nella sua vita

Francesca però non si accontenta soltanto di esercitare la carità e la compassione verso i poveri ma vuole essa stessa viverne la condizione esercitando una forma di mendicità: vende i capi del suo ricco corredo per realizzare abiti per i poveri e, vestita dimessamente, gira per la città sulla groppa di un asinello distribuendo legna e cibo ai bisognosi. Il palazzo trasteverino, punto di raccordo tra l’attività agricola della campagna e l’esercizio urbano del commercio, si trasforma in una sorta di ospedale pubblico. La sua fama di santità si diffonde nell’Urbe ben prima della sua morte terrena! In risposta alla costante aspirazione verso una vita completamente dedicata a Dio, il 15 agosto 1425 istituì le Oblate della congregazione benedettina di Monte Oliveto nella chiesa di Santa Maria Nova al Foro Romano. In un primo momento le Oblate vivono in famiglia seguendo la Regola di San Benedetto con instancabile operosità. Solo il 23 marzo 1433 le suore si riuniscono a vivere sotto un medesimo tetto nel monastero delle Oblate di Tor de’ Specchi, ai piedi del Campidoglio, dove Francesca le raggiungerà il 2 marzo 1436, dopo la morte del marito.

Al di là del sacrificio e della penitenza vissute nel corpo, la Santa trasteverina, ancora in vita, opera guarigioni miracolose, prega incessantemente e la sua esistenza fu un tessuto di rivelazioni e di estasi. Ebbe ben 97 visioni, molte delle quali profetiche, che fanno di Santa Francesca Romana una delle più grandi mistiche del XV secolo.

Le testimonianze

La più antica testimonianza a noi pervenuta sulla vita della Santa è un codice manoscritto in caratteri gotici ornato con miniature, costituito da 149 carte e risalente al 1469, attualmente custodito presso l’Archivio Segreto Vaticano. In esso Giovanni Matiotti, parroco e guida spirituale della Santa, trascrive le narrazioni di Francesca nell’idioma popolare di allora, metafora della schiettezza e della semplicità di vita che la caratterizzava.

Nel monastero di Tor de’ Specchi si conserva invece un ciclo di affreschi, narranti i fatti principali della sua vita, eseguiti da Antoniazzo romano nel 1468. Nelle 26 composizioni l’artista narra i prodigi della Santa, la sua visione dell’inferno, l’istituzione del Sodalizio, la morte e la sua ascesa in cielo. L’iconografia che l’artista ci ha tramandato presenta l’immagine di Santa Francesca Romana in veste nera con velo bianco, l’angelo custode in dalmatica da diacono e il libro fra le mani che sempre l’accompagna e la difende dal demonio.

L’angelo appare accanto a lei per la prima volta nella scena che ritrae l’incontro con il figlio defunto Evangelista che le presenta l’angelo inviatole da Gesù. Nella presentazione delle compagne alla Vergine Maria appare invece come l’angelo orditore: tiene i fili di una trama che rimanda allegoricamente ai diversi stati delle verginità, del matrimonio e della vedovanza per i quali Francesca Romana era passata nella sua vita terrena.

Una figura amata dai fedeli

Il 9 marzo 1440, all’età di 56 anni, la Santa chiude la propria esistenza terrena in casa Ponziani: una settimana prima l’ultima visione del Salvatore le aveva portato l’esatto presagio dell’ora e del momento della sua morte. Viene sepolta presso l’altare maggiore in Santa aria Nova dove fu oggetto di un immediato e spontaneo culto popolare. Tale era la sua fama che pare che nella ricorrenza della sua morte il grande afflusso di fedeli portò a istituire quel giorno come festivo. Dopo i processi di canonizzazione del 1440, 1443 e del 1451, il 29 maggio 1608 Papa Paolo V la canonizza con la Bolla Coelestis Aquae Flumen; nel 1925 Pio XII la consacra patrona degli automobilisti.

Il culto e la venerazione di Santa Francesca Romana superano però ben  presto i confini dell’Urbe; essa diventa modello  ideale di sposa e madre evangelica, di una donna che consacra la sua vita prima al dovere matrimoniale tradizionalmente non considerato una via maestra verso la santità e diventa exemplum perfectionis per quante aspirano a vivere all’interno del ruolo familiare una intensa aspirazione religiosa e devozionale, un modello di carità e di abnegazione familiare e sociale quanto mai attuale.

Beatrice Cretaro

L’elemosina di Santa Francesca Romana
Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio