Le emozioni dei luoghi abbandonati nei nuovi scatti di Sandro Figliozzi

Le emozioni dei luoghi abbandonati nei nuovi scatti di Sandro Figliozzi
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Le emozioni dei luoghi abbandonati. I nuovi scatti di Sandro Figliozzi per i nostri lettori.

Nell’ultimo numero di Girocittà illustravo Ruggine Ciociara, il progetto fotografico  coltivato con degli  amici per tentare di trasmettere le emozioni e l’energia dei luoghi ove regna l’abbandono. La realizzazione prosegue, come illustro con due nuovi scatti di seguito pubblicati.

Il primo  è  l’interno di un antico casolare, nei pressi di San Biagio Saracinisco, in un luogo ove la natura si sta miscelando con tracce di colori, materiali in disfacimento ed oggetti abbandonati.

San Biagio Saracinisco

Il  secondo riproduce una giacca, appesa ad una parete di un fabbricato abbandonato della valle del Sacco da almeno un ventennio. L’indumento è, a mio parere, protagonista di un’installazione difficilmente eguagliabile per potenza evocativa ed armonia delle linee.

Fabbricato Valle del Sacco

La polvere dovrà continuare ad accumularsi indisturbata su quella posa sinuosa, degna un Bowie degli anni ‘70.

Insomma, le scorribande continuano e potrei mostrare altre foto. Preferisco tuttavia prima  brevemente accennare all’emozione provata a seguito della scoperta di un soggetto interessante da fotografare.
Illustrando “Ruggine Ciociara”, la volta precedente, descrivevo l’intento del progetto, lo spirito della ricerca.

Ora invece mi soffermo su ciò che avviene cercando o, meglio, trovando. 

Quando si scattano foto in studio, ritratti di persone care o si riproducono eventi ai quali si partecipa, il fotografo conosce in anticipo quel che lo attende, ragiona su come costruire la fotografia in virtù di volti, situazioni e condizioni note.

Diversamente avviene gironzolando.

Delle volte devo cogliere l’attimo, come nella fotografia più propriamente di strada. In altre occasioni, la maggioranza, cammino in luoghi sconosciuti, entro in vicoli, osservo angoli bui. Spesso le aspettative restano deluse ma, ogni tanto… resto meravigliato da qualcosa.

Quell’attimo, il primo approccio, è la prima grande soddisfazione. La scossa che fa acuire i sensi, aguzzare la vista, mettere in moto l’immaginazione, la creatività. L’emozione è  maggiore del risultato finale, talvolta deludente rispetto le aspettative riposte, magari  eccessive, o tradite da  qualche banale errore nella scelta dell’inquadratura, dell’angolo di ripresa, dell’esposizione, della profondità di campo o altro.

Il sussulto iniziale è invece un premio fedele, garantito. Il momento della scoperta innesca la ricognizione, l’esame, il convincimento dell’esistenza dei giusti presupposti per creare una bella immagine.

La particolarità dei soggetti oggetto di attenzione, spesso immobili da decenni, concede anche il lusso di non dover avere fretta, il tempo per un respiro profondo di piacere, utile a rendere più articolata la successiva elaborazione dello scatto.

Vi racconto uno dei tanti episodi.

In auto, con un altro appassionato, nei pressi di Ferentino, in campagna, ci siamo bloccati, inchiodati dalla scoperta di una vecchia autovettura  Fiat 1100 abbandonata in mezzo ad un campo, vicino ad un pollaio. Nel fondo agricolo c’erano  anche qualche filare di viti e degli alberi da frutto spogli (era inverno).

Eravamo alla ricerca di qualcosa e l’avevamo trovata. La scoperta, apparentemente causale, non era tale, rappresentava semplicemente il successo della perseveranza.

Abbiamo goduto di quel momento, ci ha soddisfatto, riempiti di orgoglio per essere passati – questo si per caso – proprio li.

Quindi abbiamo realizzato delle foto.

La mia è questa

Campagna Ferentino

Un altro esempio.

ex manicomio criminale


In un ex manicomio criminale grande era lo stupore  nell’imbattersi in una poesia d’amore, basata sulla condivisione dei mostri che altre facevano scappare. Pura emozione da godere prima di fotografare, prescindendo dallo scatto, immaginando il contesto del poeta.

Dal punto di vista fotografico pensavo fosse necessaria la massima semplicità per non contaminare la forza propria di quelle frasi in quel luogo. Cercavo  di rendere la condizione di abbandono, per rafforzare lo splendore della poetica. Mi limitavo a mantenere ben leggibili le frasi e le cancellature, tra le macerie, amplificazione naturale dell’impatto dell’immagine. Rendevo visibile anche la collocazione in un corridoio, all’ingresso di una stanza, probabilmente di contenimento, per  contestualizzare la fotografia all’osservatore  che non poteva conoscere  dove si trovi lo scritto.

Inserisco un altro paio di fotografie e spero si colga la meraviglia del “cercatore”.

Phonola Canzonissima

L’intento in questa casa abbandonata era di riprodurre il punto di vista dello spettatore di una edizione di Canzonissima di un quarantennio fa, insieme al senso di disfacimento. Come se la trasmissione televisiva fosse durata sino ad ora, mentre il luogo si consumava.  In un ambiente povero, scarno, l’altezza dello scatto è quella corrispondente agli occhi dello spettatore seduto sulla sedia;  l’osservazione della fotografia dovrebbe condurre lo sguardo seguendo un segmento  tra i  suoi occhi e le gemelle Kessler danzanti. Da li, secondo la mia immaginazione, dovrebbe verificarsi un rimbalzo verso l’esterno ove l’apparecchio televisivo sembrava a sua volta “guardare”, sbirciando dalla finestra. L’atmosfera era decadente e magica. La tentazione di sedersi e provare ad accendere quel vecchio Phonola era forte.

Via Ercolano Bernabei

In quest’ultima fotografia prevaleva l’aspetto cromatico. La pietra ed il colore acceso dello sfondo costituivano un giusto sfondo per l’esibizione dei panni stesi in diagonale. Sono un appassionato dei panni stesi ad asciugare per strada e delle mollette colorate. Ravvivano i nostri borghi.

I paesini sono ricchi di materiali nobili dal punto di vista fotografico, quali pietra e legno. Trasudano storia e vissuto ma spesso risultano spenti dalla monocromia ed abbandonati, carenti di segni di vita quotidiana.

Il bucato aggiunge colori, richiama l’attenzione, segnala l’esistenza di vite quotidiane, movimenta atmosfere altrimenti troppo impregnate di passato. In questa fotografia disegna l’immagine, forma un quadro nel quale anche l’indicazione topografia sembra apposta dalla stessa mano di chi attendeva, una volta asciutto, di indossare nuovamente quel pigiama.
Rosso e blu, fantastica combinazione in fotografia.

Testo e foto di Sandro Figliozzi