Rosso rubino: Cesanese vino antico e poco conosciuto

Rosso rubino: Cesanese vino antico e poco conosciuto
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Qualche anno fa ho partecipato ad un progetto “il Tram del Vino”, che conquistò il mio cuore, mi innamorai (proprio io che non bevo vino, si ragazzi io non bevo nessun tipo di alcool) del Cesanese e dei suoi territori, ma soprattutto di quegli eroi che sono i suoi produttori.

Su uno stranissimo mezzo di trasporto verde incominciai a girare con i miei compagni di viaggio Pierfelice e Marco e Maria Ernesta il territorio a nord della provincia di Frosinone e ad est di quella di Roma, quel territorio che chiamo il trifoglio del Cesanese che ha per stelo il monte Scalambra e che ha per foglie la zona della DOCG del Piglio e le DOC di Olevano e di Affile, le terre del Cesanese.

Quando sul Tram del Vino raccontavo non solo i territori, ma anche le storie dei produttori eroi.

Diverse per esposizione, per insolazione, per composizione del terreno, per quantità d’acqua e quindi nonostante il vitigno sia lo stesso Cesanese d’Affile, in realtà danno vita a sapori, odori, retrogusto completamente diversi. Un sommelier vi direbbe che si sente frutta fresca a bacca rossa come ciliegia e amarena e visciola, frutta nera come mora e prugna, profumi floreali di viola e rosa, aromi come pepe e ginepro. Una esplosione di gusto.

I luoghi erano vari, terreni pianeggianti, terreni abbarbicati su declivi quasi montuosi, ma le vigne, le vigne sono la cosa più spettacolare a filare, a pergola o le vecchie vitimaritate, quelle sì che raccontano storie, tralci di vite abbracciati ad alberi da frutto, proprio come si faceva una volta. Il grappolo poi, formato da piccoli acini rossi con quel piccolo grappoletto sulla cima che ne dà una forma che qualcuno definisce ad ala d’angelo, quale descrizione può essere più poetica. Le rose, le spie le chiamano, ad ingentilire e sorvegliare il tutto, come potevo non restarne incantata.

Le vigne sono la cosa più spettacolare: a filare, a pergola o le vecchie vitimaritate, quelle sì che raccontano storie, tralci di vite abbracciati ad alberi da frutto.

La cosa però di cui mi innamorai di più furono le persone, i produttori che ho conosciuto in quel periodo, tantissimi, tutti con le loro storie da raccontare, così uniche e particolari da Antonello con la sua famiglia che annovera papi, a Pina ed Armando ed al loro papà Giovanni che ti incanta parlandoti di vino e di fatiche, a Maria Elena che è una forza della natura, alla stessa Maria Ernesta ed al suo babbo che racconta storie come nessuno, e molti altri ancora a cui pian piano in questi mercoledì dedicherò del tempo per farli conoscere anche a voi e farvi venire voglia di andarli a trovare per provare i loro stupendi vini.

Il tram ora non c’è più, percorre strade più calde, un vero peccato, ma come succede spesso da noi le cose belle iniziano e poi …

Anna Maria Di Carlo