Gaeta, camminare su una stella

Gaeta, camminare su una stella
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Le due anime della città

Gaeta ha un’anima antica. Accogliente, avvolgente, contraddittoria. Te ne accorgi al primo sguardo sul golfo. Una città aperta, come la montagna spaccata. Una terra di confine tra Lazio e Campania, tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie. Quasi normale essersi presa un posto nella storia d’Italia. Una doppia personalità: un’anima popolare nei suoi vicoli, nel cuore del centro storico, nel mercato del pesce, in quelle figure di caetani antichi che vedi nei bar o nelle piazzette, a parlar di pesca o del tempo andato. E poi c’è la Gaeta di oggi, dei giovani, dei locali pieni di gente, dei posti di tendenza. È la Gaeta del nuovo turismo: chi è rimasto qui, e aveva una casa nella parte vecchia, l’ha trasformata in un b&b, in un piccolo hotel, belle case dai soffitti alti con le volte antiche rifinite in pietra, wi-fi e banda larga. Da affittare in estate o da vendere alla buona borghesia romana e napoletana che, soprattutto nella bella stagione, ama girovagare in queste viuzze caratteristiche, tra wine – bar e ristorantini, profumi di mare fritto, imperdibili tielle con le famose olive di Gaeta, immancabili pizze col forno a legna. Ma c’è sempre quell’aria di malinconia a dominare sul golfo. Qui c’è élite e popolo: durante le manifestazioni di jazz, le rassegne di libri, le processioni e le luminarie. È l’anima del sud che incontri nella bellezza degli occhi delle ragazze di qui, nelle facce da mare dei pescatori, nelle case un po’ decadenti del centro, nelle barche mai sfarzose del porto, nei panni stesi e messi là da sempre, negli antichi reperti, testimoni del passaggio della storia: romani e saraceni, aragonesi e angioini, Borboni e piemontesi, fascisti e americani. È il fascino di questa terra di confine, bellissima e unica, come il suo mare.

Le meraviglie di Gaeta

Una città nella storia, in cui il visitatore potrà seguire il suo itinerario ideale attraverso monumenti di notevole interesse. Gaeta medievale intrigante, la caratteristica via Indipendenza, i castelli Angioino e Aragonese che dominano il porto, poi le tante chiese: il Santuario della Santissima Annunziata, la Cattedrale, la Chiesa di San Francesco, San Domenico, la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano.
Ci sono cose sorprendenti come il campanile del Duomo che rende l’idea del passaggio dei popoli: risalente al sec. XII e alto 57 metri, è in stile romanico con forte influsso arabo-normanno. A Gaeta si trova la Montagna Spaccata, uno dei più affascinanti fenomeni naturali della costa occidentale italiana, tappa di turisti e meta di itinerari religiosi. È il Santuario della SS. Trinità, anche detto della Montagna Spaccata, fondato nell’XI sec. dai Benedettini. Sorge all’interno del Parco del Monte Orlando, su una fenditura nella roccia che giunge fino alla suggestiva Grotta del Turco. Leggenda vuole che la montagna si spaccò al tempo della morte di Cristo, nello stesso istante in cui si squarciò il velo del tempio di Gerusalemme. Lungo una scalinata di 270 gradini si entra nel ventre della montagna e si arriva fino alla grotta, famosa per gli incredibili colori del mare in contrasto con la roccia. Probabilmente antico rifugio di pirati saraceni. Piccola e suggestiva curiosità: lungo il percorso sulla parete destra non perdetevi la Mano del Turco, ovvero l’impronta di un marinaio turco miscredente che si appoggiò alla roccia lasciandovi la forma della sua mano.

Omero e Virgilio la raccontarono

Una città nel mito, gran teatro della fantasia di autori come Omero e Virgilio: “ Odisseo vi sosta per un rifornimento e si imbatte prima nella ninfa Artacia e poi nei sudditi di suo padre Antifate, i terribili e imponenti antropofagi Lestrigoni. Essi iniziano a scagliare enormi massi sulle imbarcazioni distruggendo quasi tutte le navi tranne quella di Odisseo il quale riesce però a fuggire per poi andare a cacciarsi in guai peggiori, le magie, i filtri e le braccia della Maga Circe.” scrive Lavinia Petrillo nel suo “Miti, leggende e miracoli nel territorio del Golfo di Gaeta”.

Su queste coste arriverà anche Enea, e il Golfo verrà immortalato nei famosi versi virgiliani: “Tu quoque littoribus nostris, Aeneia nutrix, aeternam moriens famam, Caieta dedisti.” (VIRGILIO, Eneide, Lib. VII, 1-2.) Qui Enea rende omaggio alla sua nutrice, Cajeta (da cui il nome Gaeta) che trovò la morte proprio in questi lidi. Un pezzo di storia passa da qui: dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, Gaeta subì molti saccheggi ad opera dei Saraceni, passò sotto gli Angioini prima e gli Aragonesi dopo. Sotto gli spagnoli aumentò la sua importanza strategico-militare: da queste coste salparono le navi pontificie che parteciparono alla famosa battaglia di Lepanto (1571 d.C.). La proclamazione della Repubblica Romana spinse papa Pio IX, il 25 novembre 1848, a rifugiarsi a Gaeta ospite dei Borboni. Durante il suo soggiorno proclamò il Dogma dell’Immacolata Concezione. A Gaeta si combatté l’ultima battaglia tra il Regno delle due Sicilie e l’esercito piemontese, terminata il 13 febbraio 1861 con la resa di Francesco II di Borbone. Appassionati dai tanti punti di interesse storico-culturali, ci siamo quasi dimenticati di citare la ragione principale per cui Gaeta è una destinazione turistica molto amata: il mare. Uno dei tratti più belli della costa laziale: numerose spiagge, ampie e dotate di ogni comfort, si alternano alla bellezza di maestose scogliere che si tuffano nel mare. Non a caso Gaeta si conferma ogni anno Bandiera Blu, con uno sguardo alla storia e alla sua, inevitabile, malinconia.

Andrea Giorgilli