Quelle urla del fantasma bambino nel Castello di Fumone

Quelle urla del fantasma bambino nel Castello di Fumone
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Il Castello di Fumone e i suoi macabri misteri

Quando sentiamo parlare di castelli, nell’immaginario collettivo tendiamo subito a fantasticare su splendide principesse dai lunghi riccioli biondi, regine austere e impettite dall’inconfondibile severità e re, o sovrani che dir si voglia, coperti da folte barbe bianche e sovrastati da corone costellate da gemme colorate e preziose.

Bene, tutto questo è esattamente (tutto) quello che non è stato il fantomatico Castello di Fumone. Un luogo adibito a prigione dello Stato della Chiesa e quindi conosciuto dai più per le storie che lo collegano a importanti personaggi clericali dell’epoca. Da Maurizio Burdino, antipapa di ben tre pontefici, passando per Gregorio VII, il cui corpo non è stato mai ritrovato, fino a Celestino V, imprigionato e probabilmente ucciso per volere del suo successore Bonifacio VIII, il Castello di Fumone e le sue prigioni, sono stati a lungo scenario di terribili torture .
In effetti, in completa antitesi con quanto appena detto, si potrebbe anche pensare che ogni castello che si rispetti, celi al suo interno misteri, segreti inconfessabili, e perché no.. anche un fantasma!

Era l’inizio del XIX sec. e Francesco Longhi, figlio di una nobile famiglia di marchesi che viveva nel castello sin dal 1584, aveva soli cinque anni, o giù di lì.
Venuto alla luce dopo la nascita di sei sorelle,  fu sin da subito motivo di immensa gioia della madre e del padre, che aveva ormai perso le speranze. Le aspettative di tutta una famiglia si scontrarono però ben presto con l’odio, soprattutto l’odio di sei piccole donne, che in un attimo videro svanire ogni loro possibilità di ereditare tutte le ricchezze della famiglia.
L’odio che si trasforma in ira. L’ira che si trasforma in azione. L’azione iraconda che fa fare spesso cose atroci.

Un mistero, una leggenda, una storia pensata d hoc per creare interesse intorno al castello o realtà? Fatto sta che non sono pochi i misteri che si narrano intorno al castello della Città di Fumone.

C’è chi giura di sentire le sue risate, allegre e spensierate. Le classiche risa di un bambino che a cinque anni è del tutto ignaro del fatto che non ne compirà mai sei.
Francesco, questo era il suo nome, o forse si potrebbe anche dire che questo è ancora tutt’oggi il nome del suo fantasma, che di notte si aggira tra le stanze inanimate del castello, svolazzando tra i busti romani e le statue di vecchi imperatori, che immobili ornano la Stanza dei Cesari del castello, oltrepassando i muri, fino a giungere nella Stanza degli Antenati, dove quel corpicino, dopo essere stato imbalsamato per volere della madre, è conservato. Una donna che presa dalla disperazione, attraverso questo gesto ha cercato di negare quanto accaduto, conservando “intatto” il suo ometto.

Contornato da tutti i suoi giochini e vestito di tutto punto con abiti tipici dell’epoca, il piccolo Francesco, o quel che ne resta, giace all’interno di una piccola teca di vetro. Il volto rilassato e incerato lo rende ancor più inanimato, come fosse una bambola di ceramica. Forse perché la sua anima ha da tempo abbandonato quel piccolo corpicino martoriato per girovagare qua e là per il castello?
Si narra di oggetti spostati e poi riposizionati in un secondo momento. Di un bambino che sembra divertirsi a giocare a nascondino, creando panico e terrore in chi in quel castello oggi ci abita davvero. Risate che spezzano il silenzio della notte e poi i tacchi, i passi lenti e ovattati, il ticchettio silenzioso di una madre che dopo la mezzanotte cerca di non far confusione, di non disturbare. Un gemito, un grido, la madre che piange e si dispera per la morte del suo unico maschio, quella stessa madre che triste, severa e austera compare nei dipinti del castello. C’è chi giura di sentire ancora quelle voci, quei lamenti, quelle risa, c’è chi giura che il castello, ogni notte, dopo la mezzanotte, sia infestato dai fantasmi della nobile famiglia Longhi.

Una leggenda che per quanto possa sembrare assurda, e per quanto la ragione spinga chiunque a credere nell’impossibilità di quanto fin’ora raccontato, contribuisce senza ombra di dubbio a dare al castello un fascino e un alone di mistero inconfondibili.

N.B.Visite Guidate: tutti i giorni dalle 09.30 – 13.00/ 15.00 -19.30;
Domenica orario continuato – Prenotazioni richieste per gruppi di più di 20 persone.

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