Pasqua in Ciociaria: una tavola all’insegna della condivisione

Pasqua in Ciociaria: una tavola all’insegna della condivisione
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La Pasqua nella religione cattolica viene calcolata in un modo che può sembrare complicato, in realtà segue una regola semplice: la prima domenica dopo la prima luna piena dopo il 21 marzo. Quindi quest’anno il 28 marzo è stata luna piena, domenica 4 aprile è la prima domenica dopo la prima luna piena dopo il 21 marzo, ed il gioco è fatto.

E qui incominciano davvero i giochi, iniziano tutte le preparazioni per i piatti e le specialità salate e dolci che troveremo sulle nostre tavole a Pasqua ed a Pasquetta.

La mattina di Pasqua era per tutti, fin dalla colazione, un tripudio di specialità. Non si poteva fare a meno di andare a salutare i parenti ed in ogni casa si trovava un ciambellone o un pan di spagna, la cioccolata a pezzi o in tazza, un pane di Pasqua (Pigna o Tortero) qui la ricetta cambiava da famiglia a famiglia o da paese a paese, le uova sode o la frittata con i carciofi o gli asparagi, le torte rustiche con le erbe di campo, il salame, un formaggio primo sale e la ricotta fresca, le ciambelle al vino, all’uovo o sciroppate, i biscotti al latte con i sali di ammonio, le crostate. Già solo a sentire o vedere tutte queste cose si era pieni.

Ciambellone, pane di Pasqua, frittata con i carciofi o asparagi: la colazione di Pasqua, un tripudio di specialità

Ma non finiva lì, dopo tutti i saluti di rito si rientrava a casa o si andava a pranzo dai parenti, ed allora trovavi come antipasti tutte le cose che avevi visto sulle tavole degli altri parenti, ma erano diverse ed allora assaggiavi tutto per poi proseguire con i primi, fettuccine variamente condite con ragù o funghi, con asparagi o carciofi, ravioli alla ricotta, cannelloni, timballo. E poi i secondi, soprattutto a base di agnello, da noi abbacchio, cotto al forno con le patate o alla cacciatora, in alcune case coniglio o lepre o capretto, poi i contorni, erbe di campo ripassate, carciofi fritti o ripieni alla ciociara o alla romana. Insomma una vera gara di sopravvivenza, ed ancora non era finita, perché alla fine di tutto questo di nuovo i dolci.

Chi subiva influenze dal napoletano non faceva mancare la pastiera, chi seguiva la moda portava in tavola una colomba o una zuppa inglese, ma la tradizione voleva una crostata di ricotta, un po’ particolare, non con la frolla ma con lo stesso impasto della pasta all’uovo con un po’ di zucchero aggiunto, la pasta era così fina e croccante e l’interno soffice e cremoso.

Pranzo pasquale: fettuccine con ragù o funghi, con asparagi o carciofi, ravioli alla ricotta, cannelloni, timballo. E poi i secondi: da noi l’abbacchio ciociaro con patate. Imperdibile.

Se si era sopravvissuti si andava direttamente alla Pasquetta, saltando tutti i pasti intermedi, ed allora se si poteva andare per prati, se era tempo buono, ci si portavano dietro tutti gli avanzi (che tali non erano perché di una torta rustica o di timballo ne avevano fatte sicuramente due) e un po’ di costolette di agnello da fare sulla brace scottadito e delle “fettine panate che piacciono tanto ai ragazzi”. Se il tempo era cattivo ci si consolava in casa facendo le stesse costolette fritte dorate con i carciofi.

Tutto questo indipendentemente dai ceti, a Pasqua tutti avevano la tavola imbandita, se si sapeva di qualcuno in difficoltà si invitava alla propria tavola in uno spirito di condivisione e di accoglienza. Non si lasciava nessuno da solo!

A Pasqua tutti avevano la tavola imbandita, se qualcuno era in difficoltà si invitava alla propria tavola in uno spirito di condivisione e di accoglienza. Non si lasciava nessuno da solo!

Oggi tutto questo elenco di cibi che sembra la cena di Trimalcione, è sicuramente esagerato, ma sulle nostre tavole anche in questa Pasqua non mancherà certo un tortero, del salame, un uovo sodo. Ed a pranzo un po’ di abbacchio al forno se no che pasqua è? E’ proprio la ricetta dell’agnello che voglio darvi, forse la cosa più semplice da fare per avere un po’ di profumo di Ciociaria nelle vostre case in questa Pasqua in cui per il secondo anno consecutivo non possiamo viaggiare.

Innanzi tutto acquistiamo l’agnello, se trovate l’abbacchio (agnellino ancora non del tutto svezzato) tanto meglio è più tenero, cosciotto o pezzi vanno bene, cambia solo il tempo di cottura. In una ciotola la sera prima mettiamolo a marinare con aglio, rosmarino, alloro, un po’ di vino bianco.

La ricetta dell’agnello

La mattina di Pasqua spostiamo la carne dopo averlo condito con sale pepe ed olio evo, in una teglia da forno che può andare anche sul fuoco, perché prima di infornarlo dobbiamo far sigillare la carne, su tutti i lati, poi appena si è ben rosolata la infiliamo nel forno caldo a 200°C. Intanto peliamo le patate e tagliamole a spicchi non troppo piccoli, a circa metà cottura della carne aggiungete  le patate, quando le patate sono cotte di solito è cotto tutto e va servito caldo.

E con questo buon profumo vi auguro una serena Pasqua!

Ps. Per tutti i prodotti da forno nominati in questo articolo cercate su internet, moltissime pasticcerie e forni del nostro territorio fanno consegne o spediscono a casa vostra.

Anna Maria Di Carlo