Valle del Sacco uguale Valle dei veleni? No, grazie

Valle del Sacco uguale Valle dei veleni? No, grazie
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La Valle del Sacco non è solo la Valle dei veleni

A creare dei luoghi comuni geograficamente localizzati, si sa, basta poco… Scampia uguale Camorra, Sicilia uguale Mafia, Milano uguale spritz e discoteche.
È a sfatare quei miti poi, che ci vuole tanto, troppo tempo. Lottare contro le etichette imposte dalle gente per un singolo episodio, isolato e mai più ripetuto, frutto di un’informazione distorta e figlia del sensazionalismo mediatico tipico della Tv nostrana, è davvero impossibile a volte.
Il caso a cui vogliamo far riferimento è un pò diverso. Un caso che avrebbe sicuramente bisogno di una maggiore risonanza, perché se ne parla troppo poco. Poco, ma in maniera errata, spesso effettistica. Incuranti delle conseguenze durature che quella determinata espressione avrà su quel dato oggetto.
Parliamo della faccenda “Valle del Sacco”, troppo spesso apparsa negli ultimi giorni, sulle pagine di diverse testate giornalistiche, locali e non, a fianco alla definizione di “Valle dei veleni”, in un automatismo quasi logico che sinceramente disturba un po’ chi nella Valle del Sacco vede, oltre la serie di problematiche purtroppo reali, molteplici risorse inerenti al patrimonio culturale, economico e naturalistico.
Ovviamente il problema dell’inquinamento c’è ed è pure un problema serio. Che la stampa ne parli e che il giornalismo d’inchiesta tenti di scovare nei meandri più nascosti delle responsabilità politiche e istituzionali, ben venga.
Il numero dei malati di tumore nella zona adiacente alle industrie è cresciuto in maniera esponenziale e ciò vuol dire che qualcosa non sta andando per il verso giusto. Nonostante le rassicurazioni del Ministro Lorenzin ai microfoni del programma Tv Le Iene, è evidente che sia in atto un meschino mascheramento della realtà, al fine evitare una seconda “Taranto”, tristemente nota per i fatti relativi all’ILVA.
Parlano chiaro le voci dei malati, dei loro familiari e quelle dei Medici per l’ambiente Valle del Saccoimpegnati in prima linea sul fronte degli studi volti a riconoscere ufficialmente l’esistenza della problematica. Le centinaia di mucche abbattute e il divieto di pascolo imposto nelle aree verdi a ridosso del fiume Sacco, inoltre, non sembrano prove sufficienti a sostegno della cruda e terribile verità?  Alcuni pastori del luogo raccontano di strani movimenti nella zona, che lasciano chiaramente pensare al sotterramento di materiali nocivi laddove poi il bestiame è andato a nutrirsi, compromettendo in maniera irreversibile la catena alimentare.
L’augurio fondamentale è che venga fatta immediatamente luce, con il necessario riconoscimento di un effettivo stato critico della Valle del Sacco da parte delle istituzioni a cui faccia seguito un piano strategico per correre ai ripari. Ma l’augurio è anche un altro.

Sarebbe bello che la stampa tutta (dalla Tv, alla radio, al web, fino al cartaceo), locale e nazionale, riservi a questo territorio, già abbastanza martoriato nella sua componente umana e naturale, una forma di rispetto che parte proprio dallo sviare quella definizione tanto amara di “Valle dei veleni”.

Perché la Valle del Sacco non è solo questo! E noi lo gridiamo a gran voce invitandovi a toccarlo con mano. Mostrate il vostro sostegno a questo straordinario territorio e venite a visitarlo!

La valle del Sacco