Con Free Wheels il cammino di S.Benedetto diventa per tutti

Con Free Wheels il cammino di S.Benedetto diventa per tutti
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Ciociaria terra di cammini

La Ciociaria (o Cioceria) rappresenta sin dall’antichità un territorio genuino, una terra ricca di storia e tradizione con una marcata impronta contadina. È la casa del buon cibo e del buon vino dove ancora si lavorano i campi e si vive di pastorizia; è la patria di Marcello Mastroianni e Gina Lollobrigida, del flautista d’oro Severino Gazzelloni, nato a Roccasecca, e perfino dell’oratore latino Marco Tullio Cicerone, nato ad Arpino. Inoltre, secondo alcuni studiosi, anche Dante Alighieri avrebbe soggiornato in Ciociaria, citandone nella Divina Commedia luoghi e personaggi celebri: dallo “schiaffo” subito da Papa Bonifacio VIII ad Anagni, al Monte Cacume e Montecassino, dimora dei seguaci di San Benedetto. Tali aspetti hanno contribuito a far crescere l’interesse verso questo scorcio d’Italia per diversi decenni. L’evoluzione della richiesta turistica ha però sottoposto molte cittadelle ciociare allo spopolamento, favorendo i grossi centri urbani. Nonostante ciò, si è riscoperto il valore del turismo lento, della dolce mobilità, dell’arte più antica: il camminare. Siamo quindi, dinnanzi all’invenzione oltre che alla nascita, della Ciociaria come terra dei cammini: inventio come ritrovamento. Lo stesso Atlante dei Cammini d’Italia, pubblicato dal MiBACT il 4 novembre 2017, riporta che in Ciociaria ne passano di numerosi, tra cui la Via Francigena del Sud e il Cammino di San Benedetto (dichiarato “Santo Patrono d’Europa” da Papa Paolo VI nel 1964). Il Cammino di San Benedetto è nato da una passione e una ricerca personale di Simone Frignani – teologo, insegnante di religione e scrittore di guide –  che in tre anni ha unito Norcia, dove il santo è nato nel 480 d.C., Subiaco, dove si è ritirato per 30 anni, e Montecassino, dove ha scritto la regola (ora et labora) ed è morto. 310 km e 16 tappe tra Umbria e Lazio sulle orme dello spirito benedettino per condurre i moderni pellegrini a riscoprire alcuni dei borghi più belli d’Italia come Cascia, Poggio Bustone (punto di incrocio con il Cammino di Francesco), Orvinio, Trevi nel Lazio, Casamari e Trisulti. Non resta che avventurarsi con lo zaino in spalla lungo questo itinerario culturale. Trattandosi di un’orografia prevalentemente montuosa, il percorso tocca pochissimo asfalto, molte carrarecce e strade bianche quindi organizzare un viaggio che risponda alle esigenze di tutti non è affatto facile.

Cammini accessibili a tutti grazie alla Frre Wheels Onlus

Oggi si parla sempre più di turismo responsabile o di turismo per tutti, quell’insieme di regole che rispondono alle necessità di fasce d’utenza i cui bisogni specifici non risultano ancora considerati e supportati adeguatamente. Una delle prime associazioni che si è interessata a dare una risposta concreta alla domanda sui cammini accessibili a persone con esigenze specifiche è stata Free Wheels onlus. Anch’essa nata da una cammino personale del suo fondatore Pietro Scidurlo, paraplegico dalla nascita ed Autore di Terre di Mezzo, la cui mission è quella di avvicinare un target sempre maggiore di persone all’esperienza del cammino attraverso uno studio concreto del territorio in cui si dipanano questi itinerari culturali. Grazie alla vincita di un bando europeo nel 2016 l’associazione ha puntato l’attenzione proprio sul cammino di San Benedetto rendendolo fruibile a tutti attraverso la mappatura di un percorso alternativo, delle risorse e delle strutture facendo un focus sull’accessibilità. Nel particolare Free Wheels ha ritracciato un itinerario completamente asfaltato che tocca tutti i luoghi suggeriti dalla guida di Simone Frignani: un manuale che però non è per tutti in quanto ad oggi non offre quelle informazioni utili al camminatore con esigenze specifiche (come per coloro che hanno una ridotta mobilità, i celiaci, i non vedenti, ecc.). Se una mappa del percorso è disponibile sul web attraverso qualsiasi motore di ricerca, il viaggiatore con particolari necessità dovrà invece rivolgersi direttamente all’associazione Free Wheels onlus attraverso la loro pagina web (www.freewheelsonlus.com, info@freewheelsonlus.com) o i social. In alternativa può trovare tutte le informazioni sul sito del progetto europeo www.openuproutes.eu. È possibile quindi partire da soli o in gruppo coscienti del fatto che questo percorso alternativo, sebbene si snodi lungo strade secondarie, è quasi del tutto privo di banchina di sicurezza. Per questo chiunque volesse vivere l’esperienza, può chiedere di essere accompagnato dai volontari di Free Wheels con un pulmino opportunamente attrezzato che sarà a disposizione per qualsiasi evenienza lungo il cammino.

Proprio grazie ai passi fatti da Pietro Scidurlo che ha aperto le frontiere verso un tema troppo spesso considerato marginale, il panorama dei cammini, anche di quelli nascenti come il Cammino di San Pietro Eremita (www.camminosanpietroeremita.it), sta cambiando: coloro che hanno ricostruito il passaggio del Santo hanno già preso contatti con l’associazione per porre alcuni fondamentali sullo sviluppo questo nuovo cammino. Sensibilizzati sull’argomento, sia privati (come a Cerreto Laziale) che le Amministrazioni Comunali si sono attivati: a Trevi nel Lazio con la realizzazione di un’ospitalità municipale accessibile a persone a mobilità ridotta e a Guarcino con la valutazione di possibili soluzioni per permettere una visita in sicurezza all’Arco di Trevi ad un target sempre maggiore di persone.

Così come nella vita bisognerebbe scegliere la strada più giusta e non la più semplice, allo stesso modo chi studia questi itinerari religioso-culturali dovrebbe pensarli universalmente fruibili, permettendo sempre a più persone di scoprire nell’esperienza del pellegrinaggio quelle risposte che chi si incammina ricerca.

Giulia D’Angeli

Pietro Scidurlo, fondatore di Free Wheels onlus