Fiuggi, Luciano Fontana presenta il suo libro “Un paese senza leader”

Fiuggi, Luciano Fontana presenta il suo libro “Un paese senza leader”
Città Cultura Fiuggi Magazine

Storie, protagonisti e retroscena di una classe politica in crisi

Sabato 6 Ottobre 2018 presso il Salone delle Feste dell’Istituto Professionale Alberghiero di Stato di Fiuggi, è stato presentato Un paese senza leader, il libro – uscito a febbraio 2018, quindi prima delle elezioni – del direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, edito da Longanesi. L’appuntamento è solo il primo di una serie di incontri organizzati dal giornale Fiuggi, e fortemente voluti dal suo storico direttore Pietro Martini e il nuovo editore Gianfranco Battisti.

L’incontro è stato diretto dalla giornalista Daniela Vergara che, prima dell’intervista a Fontana, ha rivolto alcune domande sulla leadership a due leader ciociari doc, come Gianfranco Battisti, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e padrone di casa, e l’imprenditore Maurizio Stirpe, presidente del Frosinone Calcio. La sala gremita e curiosa ha mostrato molto interesse per questi personaggi che – finalmente – stanno promuovendo il brand della Ciociaria nel modo migliore, come eccellenti professionisti, conosciuti e apprezzati non solo in Italia. Ma veniamo all’intervento più atteso, quello del direttore Luciano Fontana.

Un Paese Senza Leader Fontana

Il terremoto politico

“Siamo partiti da un Paese conteso da due schieramenti, conservatore e progressista, e dall’illusione di poter scegliere un premier e un governo, oggi siamo arrivati al traguardo delle elezioni politiche del 4 marzo 2018 con un sistema frantumato, diviso e affollato di partiti e partitini che invocano le virtù del proporzionale”, è il suo esordio con la platea.
Il libro ripercorre i venticinque anni della storia politica italiana: parte dal 1993, da quando scompare la Prima Repubblica, fino alla panoramica dell’attuale situazione: gli errori della sinistra e la scissione del PD; la temporanea caduta di Berlusconi, la sua rinascita e le nuove spinte del Centrodestra; l’irrompere sulla scena dei nuovi esponenti del M5S e la svolta nazionalista della Lega Nord. “In questo excursus politico – sottolinea Fontana – c’è stato il susseguirsi di governi precocemente crollati e di gruppi politici allo sbando. Forse è vero che non si sono accordati perché hanno pensato solo ad ”accoltellarsi” tra loro, uno contro l’altro, ognuno pronto a far durare il meno possibile le figure emergenti.” Il compito di far sorgere o cadere i leader sembra proprio sia assegnato a tutti, fuorché all’unico soggetto che ne avrebbe la legittimità: il popolo italiano nella sua veste di elettore, è il giudizio impietoso del giornalista.

La Prima e la Seconda Repubblica

“Venticinque anni di Seconda Repubblica ci consegnano un sistema politico ai limiti del collasso”, è il tema base del libro. Fontana, che Girocittà ha intervistato nel numero di Giugno 2018, continua su questa linea :“oggi ci ritroviamo con i partiti che si sgretolano, senza che si vedano nuovi protagonisti.”
“Tanti sono stati i leader creati e bruciati (soprattutto dalla sinistra), così come tanti sono stati quelli rimasti soli e rovinosamente caduti. Dal 2000 ad oggi la sinistra ha avuto oltre una decina di personalità politiche emergenti, spariti in breve tempo” è il suo laconico commento. E il libro Un paese senza leader è proprio il racconto dei maggiori protagonisti della vita politica di quegli anni fino ad oggi.

I leader o presunti tali

Parte subito da Berlusconi, il personaggio che più si avvicina all’idea di leader, considerato “politicamente immortale”: “…uno simpatico. La prima volta che l’ho intervistato aveva un dossier alto così su di me, visto che – era ben informato – avevo iniziato la mia carriera all’Unità, mi guardava dunque con sospetto. Ma poi mise il dossier in un cassetto, dimostrandosi molto disponibile”  – anche se – “…considero chiusa la sua stagione politica”. Veniamo poi alla sinistra, ai suoi leader, alla sua capacità di autodistruzione. Tra questi Massimo D’Alema –incontrato in ascensore ai tempi dell’Unità, Fontana giovane redattore e D’Alema che era già D’Alema, segretario del PCI, che lo fulmina a bruciapelo “Stai attento a quello che scrivi, potresti conquistare il titolo di primo giornalista licenziato dall’Unità “. “D’Alema è fatto così: gli piace far sentire l’interlocutore all’angolo”, è suo giudizio dopo trent’anni. Dall’amicizia con Veltroni, e l’ammirazione politica per quello che era il suo direttore all’Unità, fino a un intenso capitolo dedicato all’esperienza Prodi (“l’unico che ha battuto per ben due volte il Cavaliere”).

Il libro scorre veloce analizzando i protagonisti della vita politica più recente: dall’iniziale simpatia per Matteo Renzi, per la sua capacità di innovazione e la sua esperienza incompiuta, fino ai sovranisti Salvini e Di Maio.

Di Maio è il grillino più atipico – sottolinea il direttore del Corriere – anzi è l’antigrillino per eccellenza” e analizza la carriera dell’attuale ministro del governo giallo-verde, divenuto “la faccia moderata e filo-governativa dei 5 stelle”. Infine di Salvini: “la personalità più spregiudicata, che punta dichiaratamente a diventare il leader del centro-destra utilizzando temi concentrati sulle paure della gente, un capo-politico capace di far arrivare la Lega – secondo gli ultimi sondaggi – al 34%, ma anche uno che in una intervista di qualche mese fa disse: Non farò mai un governo con i 5 stelle!”.

Il nuovo scenario

Per Fontana sono tante le contraddizioni contenute nel patto firmato tra Lega e 5 stelle.
Si chiede se ci sarà spazio per una classe politica all’altezza della situazione, e soprattutto se c’è oggi un leader che sappia eliminare odi e rivalità per mettersi davvero al servizio del nostro Paese e per formare un nuovo governo solido e duraturo. Ma è quasi una domanda retorica.
Il primo titolo del libro era Non può finire così, ed è l’invito che fa a tutti di assumere un “atto di responsabilità”, perché “…solo con una politica della responsabilità e della credibilità potremmo bloccare un’Italia che viaggia sull’orlo di un burrone”; che è poi l’immagine ben rappresentata dalla vignetta di Giannelli in copertina: una carrozza affollata di leader vecchi, nuovi o presunti tali sul ciglio di un baratro.

Il male oscuro

Il direttore torna poi ad analizzare le ragioni politiche e gli episodi che hanno portato a questa crisi, di come la spinta al maggioritario abbia prodotto la moltiplicazione dei partiti e l’invocazione del proporzionale. Alla radice di tutto per Fontana c’è il sistema elettorale: ”Penso che, alla fine, un sistema maggioritario a doppio turno, che ha dato buona prova fino ad oggi nell’elezione diretta dei sindaci, sia il migliore”.

Un passo avanti e due indietro

Molte, a suo parere, le ragioni che hanno impedito l’emergere di un leader: le diverse leggi elettorali (maggioritari sempre mascherati), il sistema di finto premierato, l’assenza di un meccanismo di sfiducia costruttiva (un governo cade quando c’è una proposta alternativa già pronta), e la novità di una selezione della classe dirigente affidata alla rete. Se nessun capo può farsi strada, ne spuntano tanti ambiziosi ma deboli. Anche se all’orizzonte spuntasse un leader, sarebbe subito neutralizzato da un sistema politico e istituzionale confezionato per impedire l’ascesa di una nuova personalità e l’affermazione di una nuova prospettiva.

Stile, linguaggio e illustrazioni

Fontana ha uno stile secco ma rilassato, non si compiace del marasma che racconta. Affronta il tema mantenendo quella distanza dalla politica del politichese urlante che tutti i cronisti dovrebbero rispettare. Non si schiera, ma è partigiano della necessità di ricostruire un Paese che ha bisogno di ritrovarsi e crescere.
Il linguaggio è semplice, accessibile anche ai “non addetti ai lavori”. Le pagine sono impreziosite da un’inedita raccolta di efficaci vignette di Giannelli, che riesce con disegni ironici e fulminanti a inquadrare situazioni e personaggi.

Il mestiere del cronista

Infine una domanda su come l’era dei social stia trasformando un mestiere antico e nobile come quello del cronista in qualcosa di più superficiale, meno accurato, forse non più necessario.
“Ho nostalgia di un giornalismo non urlato, ma allo stesso tempo sono convinto che il buon giornalismo possa vivere anche sul digitale, che offre straordinarie potenzialità”, è la speranza che ci lasciano le parole del direttore Fontana.

di
Silvia Frusone e Andrea Giorgilli
Foto gentilmente concesse da Ennio Severa.