Fumone

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Il guardiano del Papa

Intatto borgo medievale. Fumone fu fortezza militare e prigione di Celestino V. Teatro di intrighi di palazzo

Castello di Fumone. Arrivati a Fumone, intatto borgo medievale, sorge – appeso ad una roccia – il Castello.

Fu la principale fortezza militare dello Stato Pontificio nel Basso Lazio per ben cinquecento anni. Facilmente raggiungibile attraversando vicoli in pietra, è possibile visitare le stanze ancora perfettamente conservate, le sala delle reliquie, la prigione di Celestino V e infine il bellissimo giardino pensile sul tetto del castello, ricavato dai camminamenti utilizzati per le ronde, fossati e volte ricoperte da terra di castagno.

Oggi è sede di eventi e ricevimenti. Si gira tutta piedi, tra vestigia medievali, mura, ciottoli e deliziosi vicoli. Duemila anime vivono all’interno della rocca di Fumone, nome evocativo che ricorda le fumate che si elevavano in cielo tra una torre e l’altra, che non presagivano nulla di buono. Da qui l’antico detto: “Quando Fumo fumat Tota Campania tremat”. Fermatevi in qualche caratteristica taverna ad assaggiare piatti tipici e bere vino locale.  Un piccolo ma strategico centro medievale, una magnifica vista sulle valli, un presidio militare di un tempo che fu. Un vanto dell’Alta Ciociaria.

Papa Celestino VPapa Celestino V Fumone

“Colui Che fece per viltade il gran rifiuto”. Pietro da Morrone, umile frate, eremita solitario, venne sorprendentemente eletto Papa nel 1294, con il nome di Celestino V, stabilendo la sede pontificia a Napoli. Timido e irresoluto, non seppe resistere alle insidie del potere, rinunciando al papato nel dicembre del 1295. Il suo successore fu Benedetto Caetani, Papa Bonifacio VIII che, temendo disordini, fece rinchiudere Celestino nel Castello della Rocca di Fumone. La durissima prigionia, una cella strettissima, l’età avanzata, portarono alla morte Celestino V, dopo appena dieci mesi. Nel 1313 Clemente V lo nominò santo.

Dante lo rese immortale nel Canto III dell’Inferno, ponendolo – ahimè – tra gli ignavi:“Guardai e vidi l’ombra di Colui Che fece per viltade il gran rifiuto”.