L’incanto della biblioteca di Santa Scolastica, sede della prima tipografia italiana

L’incanto della biblioteca di Santa Scolastica, sede della prima tipografia italiana
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Subiaco e i suoi Monasteri

Nel lontano 1464 i due ecclesiastici e tipografi tedeschi Arnold Sweynheym e Conrad Pannartz partono da Magonza alla volta di Subiaco, nel cuore verde dei Monti Simbruini. Qui, rispettivamente alla base e alla sommità del Monte Taleo, sorgono dei luoghi dal fascino imperituro, dove storia, natura e spiritualità si fondono per dar vita a un’entità inscindibile: i monasteri di San Benedetto e di Santa Scolastica.
Cinto da uno spesso mantello roccioso, il “Sacro Speco” benedettino si erge a strapiombo sulla vallata sottostante. All’interno, una Chiesa Superiore e una Inferiore, varie cappelle e affreschi stratificati nel tempo, con la pavimentazione policroma in mosaico voluta dai Cosmati. Edificato a partire dall’XI secolo, è stato concepito come monumento ad memoriam dell’eremitaggio di San Benedetto da Norcia che, nel VI secolo, decise di ritirarsi qui, all’interno dello speco di Subiaco, fondando l’ordine benedettino, culla del Monachesimo occidentale.

Il Monastero di Santa Scolastica ospita la prima tipografia italiana

Dedicato alla gemella di San Benedetto, l’attiguo Monastero di Santa Scolastica rappresenta un monumento unico nel suo genere. Definito “protocenobio benedettino”, vanta il titolo di più antico monastero benedettino in ambito nazionale e internazionale, oltre ad essere l’unico sopravvissuto fra i tredici fondati dal santo stesso nella città sublacense. La straordinaria importanza di Santa Scolastica, però consiste soprattutto nella presenza di una sorprendente Biblioteca, creata per volere di San Benedetto, e accresciutasi nel corso degli anni con oltre 10.000 manoscritti, miniature medievali e documenti di vario genere. Con la transizione dall’opera amanuense alla stampa a caratteri mobili introdotta in Germania da Gutemberg nel 1455, ecco che Subiaco si configura, un decennio dopo, come il luogo ideale per l’istallazione della prima tipografia sul territorio nazionale. La vicinanza con la Capitale, la ricchezza della biblioteca monastica, la forte presenza di monaci tedeschi e il legame con intellettuali come Nicola Cusano e Giovanni Torquemada (fautore di una riforma della disciplina monastica e del relativo statuto) sono le motivazioni principali della scelta.

Santa Scolastica, un tesoro di inestimabile valore

A Santa Scolastica, sede della prima tipografia italiana, ancora oggi si possono ammirare meravigliosi esemplari dei primi libri stampati: il Donatus pro puerulis (la grammatica latina di Elio Donato) e il De oratore di Cicerone, oltre a una fedelissima riproduzione del torchio originario, realizzata dal professor Giovanni Meroni.

Visitare Subiaco, con i suoi monasteri benedettini non è una semplice esperienza turistica. Piuttosto un’immersione a 360 gradi nelle radici profonde della cultura italiana, classica e cattolica nel contempo, profana e sacra, umanistica e scientifica. Tra queste mura si respira forte l’odore della cristianità, la percezione di un sapere incrementatosi nei secoli e la sensazione che il tempo si sia come fermato.

Umberto Eco e il suo rapporto con il Monastero

Pensare che Umberto Eco, il padre della semiotica, è stato ispirato proprio da questi monasteri per l’ambientazione della sua opera più nota, “Il nome della rosa”. Secondo una storia leggendaria diffusa per anni da queste parti, Eco, all’età di sedici anni, avrebbe soggiornato a Subiaco per alcuni esercizi spirituali. L’esperienza lo avrebbe toccato a tal punto da influenzare fortemente il suo romanzo.

I dubbi sulla veridicità della notizia, perdurati a lungo tra intellettuali e gente comune, sono stati abbattuti definitivamente da Eco stesso che, nel corso di una lectio magistralis svolta all’Expo di Milano poco prima della sua morte, ha ricordato Subiaco e il suo primato nella storia della stampa, confermando l’accaduto davanti a un pubblico stracolmo.

Immedesimarsi nell’atmosfera medievale, appagare i sensi e l’anima all’interno di spazi le cui mura parlano – seppur tacendo – e dove l’erudizione, l’arte e la mistica proseguono indisturbate la propria missione di smisurata eredità per le generazioni future.  Una prerogativa unica, che solo certi luoghi sanno trasmettere.

Visitare i monasteri benedettini è semplice. L’orario delle visite è il seguente: tutti i giorni 9.30-12.15 al mattino e 15.30-18.15 il pomeriggio. Per ulteriori informazioni o per visite in gruppo, contattare il numero 0774 82421. Esperte guide turistiche vi accompagneranno in un viaggio senza precedenti.

Se invece volete visitare il MACS, il Museo delle Attività Cartarie e della Stampa, potete farlo tutti i weekend dalle ore 10.00 alle 20.00 oppure durante la settimana esclusivamente su prenotazione al numero 0774 825170 o alla mail info@museocartastampa.it, dove troverete tutte le indicazioni necessarie.

Martina Molinari