ANTICOntemporaneo

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Lingue, arti, culture da vivere e da raccontare

A Montecassino la seconda edizione del festival “cultura-centrico”, sulle orme dei “giganti” che ci hanno preceduto

Reduce del successo della prima edizione, nella splendida ambientazione del Monastero di Montecassino torna uno dei festival culturali più importanti del centro-Italia.
L’evento, concepito da un’idea iniziale dell’associazione “La parola che non muore”, operante a Civita di Bagnoregio, è stato poi sinergicamente assorbito anche dall’Università degli Studi di Cassino e dall’Abbazia di Montecassino stessa, subentrando all’interno di un progetto più ampio.
Un itinerario geografico e tematico nel contempo, che unisce quello cassinate ai simili festival di Umbria, Toscana e Marche: regioni storiche del centro Italia, che, insieme al Lazio, hanno visto emergere le prime testimonianze della lingua volgare italiana.
L’iniziativa in questione costituisce una opportunità per la città laziale, così indissolubilmente legata alla storia di San Benedetto da Norcia e alla nascita del volgare ma troppo poco conosciuta al di fuori del Bel Paese. Dunque, sulla scia luminosa di quelle città che, attraverso la promozione di eventi di respiro internazionale hanno scommesso sulla cultura per ottenere un rilancio economico, anche Cassino, luogo dall’inestimabile valore culturale, coglie l’occasione per conseguire risonanza europea e mondiale.
“ANTICOntemporaneo”, come il termine stesso suggerisce, è strutturato in una dimensione acronica sia verticale che orizzontale. Passato presente e futuro comunicano contaminandosi, in un’ottica trascendentale e quasi “sovrumana”, mentre i singoli eventi, legati al medesimo Leitmotiv, suggeriscono l’idea di un percorso dinamico, sempre in procinto di compiersi, ma che, come nelle favole, solo alla fine paleserà la sua “morale”.
In una sorta di meta-progetto, poi, con “Vita da chiostro, cella d’artista” sarà ospite del monastero, un mese l’anno, una personalità della cultura affinché ne faccia luogo di ritiro e riflessione per il suo lavoro.
L’intento della corrente edizione è quello di lavorare, in un assetto multidisciplinare, su sette racconti per l’infanzia, accomunati dalla consonante iniziale “P”, collegandoli ad altrettanti modelli umani e sociali. In primis Peter Pan: eterno bambino per antonomasia. Poi la piccola fiammiferaia, emblema della vita ai margini. Il piccolo principe a rappresentare lo stupore della scoperta, il pifferaio magico il tradimento e la vendetta. Il personaggio di Pippi Calzelunghe viene invece analizzato come espressione della libertà e ribellione femminile, mentre Pollicino come esempio di astuzia. Infine il principe ranocchio, a rappresentare il concetto di “trasformazione”.
Ruolo-guida nello studio dei testi è affidato alla storia di Pinocchio, romanzo di formazione altamente rappresentativo di virtù e vizi italici e che, evidentemente, permette di sviluppare una critica dell’ozio e un elogio del lavoro.

“ANTICOntemporaneo” mira a garantire una svolta culturale sul territorio, ponendo particolare attenzione alla scuola e all’istruzione in generale.

L’obiettivo è un coinvolgimento a tutto tondo dei bambini e ragazzi in età scolastica, dalla scuola elementare fino all’università. Perciò, ampio spazio sarà concesso a laboratori di scrittura giornalistica e alla descrizione di innovativi metodi di apprendimento attraverso le favole.
Rispetto all’edizione 2016, vi sarà un taglio decisamente più musicale: ospiti d’eccezione  i 99 Posse e il violinista prodigio Giovanni Andrea Zanon. Per venerdì 20 ottobre è previsto lo spettacolo-concerto di Pantalei e Pisano  “Favole in rock: da Dante a Kurt Kobain”.
Tra gli altri rinomati ospiti, Pierluigi Battista, il 19 ottobre e Walter Veltroni, il 21. Stefania Limiti e Sandro Provvisionato, autori di “Caso Moro-complici. Il patto segreto tra DC e Br”, saranno invece presenti il 20 ottobre. Nel corso delle varie giornate, poi, l’assegnazione di diversi premi letterari, tra cui “Fabula Rasa” e “Paroliamo”.
Se si parla di Pinocchio, impossibile non far riferimento alle bugie, che nell’arco del festival  assumeranno rilevanza tale da consentire digressioni sulle fake news, definite “Lucignoli dell’informazione”, oltre a una discussione affidata all’Accademia della bugia e alla satira di Lercio.
Insomma, un evento da non perdere. Rivoluzionario, per motivi diversi. In primo luogo per aver compreso che il rilancio economico del nostro Paese, dal macrocosmo nazionale sino al microcosmo delle piccole realtà, debba aver luogo dalla promozione turistica e culturale. Perché è solo proteggendo, salvaguardando e ostentando con fierezza quanto di più prezioso abbiamo che, ogni scivolone politico, lacuna economica o disagio sociale verranno oscurati e minimizzati agli occhi del mondo. Ma soprattutto per la sua capacità di ergersi, nel progressismo e cinismo della società contemporanea, a portabandiera di una cooperazione tra passato e futuro. Per avere il coraggio di affermare che ciò che è antico può essere contemporaneamente moderno. Che, come sosteneva Goethe, «quando ci poniamo di fronte all’antichità e la contempliamo con serietà nell’intento di formarci su di essa, abbiamo il senso come di essere solo allora diventati veramente uomini».

Perché non cogliere l’occasione di visitare proprio in questi giorni l’Abbazia? Sicuramente il momento propizio per ammirarla in una veste unica, ancora più affascinante e catartica, piena di stimoli e maggiormente capace di emozionare il visitatore che, ammutolito, può soltanto restare in silenzio a guardare.

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